Giulia Giordano

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Crescita in natura a Roma – Il bosco dei bambini

Crescita in natura a Roma – Il bosco dei bambini

Posted by on feb 4, 2019 in blog | 0 comments

bosco2

Roma (Pisana): Sono molto felice di invitarvi a questo evento gratuito per famiglie: con altre madri e padri, e il supporto di educatrici, abbiamo creato un progetto autogestito di crescita in natura per bimbe e bimbi dai 2 ai 6 anni. Finalmente abbiamo trovato una buona “base operativa” e possiamo accogliere nuove bimbe, bimbi,  famiglie. Siamo in una ludoteca molto spaziosa con di fronte un bosco, in zona Pisana. Domenica 17 febbraio presentiamo il nostro percorso. Abbiamo anche costituito un’associazione: “BiSogno di natura”. Ecco il programma della giornata: Dalle 10.30 brunch, giochi, laboratori, letture, passeggiata nel bosco e presentazione del progetto. Ingresso libero.

via Luigi Moretti 24 Roma

info 3407915916

boscodeibambini@gmail.com

https://www.facebook.com/BiSognodiNatura/

https://www.facebook.com/events/2024804317637446/

bosco 3

 

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Status migrante

Status migrante

Posted by on feb 1, 2019 in blog | 0 comments

sgombero

In questo periodo, grazie a un progetto artistico a cui stiamo lavorando, sto conoscendo un ragazzo di 27 anni originario del Gambia, Da anni vive in Italia bloccato dalla burocrazia, tra centri di accoglienza, rifugi improvvisati, sprar, etc. in cerca di lavoro con contratto (ha lavorato in un ristorante), in attesa del passaporto/visto o qualcosa del genere, per andare in Inghilterra, dove vive sua sorella, col marito e la figlia. Non ha amici italiani, o amiche, anche perché l’hanno deportato in varie città italiane da quando era giovanissimo e parla poco italiano, molto bene inglese. ora sta in uno sprar a Roma. l’abbiamo conosciuto per caso in un posto occupato che Salvini si è vantato di aver fatto sgomberare, buttando un mare di gente per strada, solo per farsi il bello davanti alle telecamere, non certo per risolvere il problema. Lo S.P.R.A.R. per i tagli e altre questioni..non organizza nessuna attività, a parte il corso di italiano, e i ragazzi non hanno nulla da fare, a meno che non si autorganizzano, in prossimità di questo centro c’è un grande carcere, dei motel, pochi bar, una scuola gestita da salesiani che sembra una prigione da fuori. è tutto molto alienante, non si capisce come questi ragazzi dovrebbero fare amicizia, creare comunità. anche tra di loro è difficile, non possono nemmeno cucinare e farsi la spesa, non possono avere una stufa in camera, non possono scegliere con chi abitare nella stessa stanza, separano gli amici. però non è un carcere, tutti ci tengono a precisare.. ma infatti è l’Italia il carcere. Forse l’intero pianeta si sta trasformando in un carcere. Possono uscire dallo sprar certo, ma non possono chiacchierare con una persona che viene da fuori dentro lo sprar, nemmeno in cortile, per tutto ci vuole un’autorizzazione, oggi l’hanno rimproverato per averci dato appuntamento dentro e così siamo usciti. può uscire, in Italia..però se vuole andare un fine settimana a trovare sua sorella in UK, anche se avesse i soldi, non potrebbe andare.. solo perché viene dall’Africa ed è mediamente povero (lo è diventato, perché gli hanno hackerato il conto, ma viene da una famiglia non povera, suo padre fa anche viaggi internazionali per lavoro). E quindi, se vuole andare in Inghilterra è condannato a restare in Italia per ancora non si sa quanto tempo, a imparare l’Italiano, a trovare lavoro in Italia, e a non essere con gli stessi diritti degli italiani. Niente di nuovo, ma è bene ricordarselo. Un mio amico italiano che vive in Inghilterra l’altro giorno mi ha detto che nonostante tutto, questo è il momento della storia dell’umanità occidentale di maggiore libertà, forse è vero, per le donne di un certo rango sicuramente, ma a me sembra ovvio che questa libertà non è per tutt* ed è solo apparente, siamo tutti schiavi del capitalismo e continuiamo a creare schiavitù. quando ci svegliamo? P.s. per creare comunità e favorire l’inclusione basta cucinare insieme, giocare, fare quattro chiacchiere, andare insieme a un concerto, a una mostra, fare tandem linguistici e cercare di approfondire le relazioni, non basta scambiarsi un numero, chattare su what’s up, i corpi sono fondamentali, gli spazi da aprire e condividere. Sì, abbiamo culture diverse e quindi? Di cosa abbiamo veramente paura? Possiamo provare intanto a conoscerci, visto che condividiamo lo stesso pezzo di pianeta, ci incontriamo ogni giorno e ci ostiniamo a ignorarci o mantenere rapporti gerarchici? Non significa chissà quale sacrificio o opera di beneficenza, si tratta solo di fare amicizia, o almeno essere meno indifferenti, o diffidenti, guardarci negli occhi, imparare ad ascoltare. il dramma forse è che non ci prendiamo il tempo di farlo nemmeno con noi stessi, figuriamoci con un ALTRO, più povero, magari musulmano e nero.

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***Giulia In Forma***

***Giulia In Forma***

Posted by on gen 29, 2019 in blog | 0 comments

Ancora c’è chi si illude di stare bene in questo clima (sociale/politico/ambientale/relazionale/antropologico..). Ancora c’è chi sta “bene” mentre partecipa più o meno attivamente a questa parodia dell’ultima cena, già scritta, già vista, come se non si potesse immaginare qualcosa di NUOVO nella storia; ancora tra noi c’è chi si ostina a stare bene (sembra un paradosso..) mentre dei suoi “simili” decidono di continuare ad impoverire le masse, saccheggiare le risorse del pianeta, inquinare, pisciare continuamente fuori dal vaso, per accentrare potere, facendolo percepire come un “bisogno” di tutti, nell’ipocrisia del tacito accordo vittime_carnefici: come se a un’oligarchia strapotente che ignora la complessità dell’esistenza, potesse realmente interessare qualcosa dei bisogni di chi vuole che continui ad essere suo schiavo. Ma chi è questo “genio del male”, sul serio è così lontano da noi, iperprotetto nelle sue stanze segrete da cui eterodirige lo spettacolo? da chi è composto questo gruppo di brillanti ed evoluti geni col pedigree? Da chi è composto l’esercito che esegue il suo mandato? Chi è che Deporta, sottomette, sgombera da luoghi orripilanti pieni dei nostri scarti industriali centinaia di persone? chi divide, picchia duro, anche alla testa, per distruggere le radici di comunità di “altri” percepiti come meno “appartenenti”alla tribù, spazzatura ambulante da far scomparire, disintegrare.. sembrano apparentemente lontani da noi questi esseri che eseguono la volontà del loro dio, di chi gli urla che è giusto punire, sorvegliare, dividere e infine fare scomparire ogni memoria del loro passaggio su questa cavolo di Terra. Eppure sono in mezzo a noi, i Geni e il loro esercito, entrano perfino nei nostri corpi. pensa. e non sono solo maschi. pensa. la vita sembra continuare, nonostante la banalità del male. così sembra. e tutto sembra così distante, eppure così vicino.. anche noi a volte facciamo dei lavori che non ci piace fare, anche noi, a volte, pur di riuscire a sopravvivere, diveniamo meri esecutori di un mandato. possibile che non esista un’alternativa a questa forma? anche noi, ovviamente, siamo colonizzati nel profondo da pensieri di paura, a nostra volta ci adeguiamo alla narrazione dominante, o siamo troppo presi dal tentare di tenere a galla i vecchi schemi di sopravvivenza per trovare l’energia che serve a cambiare radicalmente la realtà che non ci soddisfa pienamente. E dunque: come si cambiano i sistemi di potere fondati su superstizioni, inganni e ricatti? da dove ricominciare? Alcuni e alcune hanno già sperimentato sulla propria pelle che non è più tempo di lottare contro il padrone con le stesse armi del padrone, è chiaro, non funziona, già fatto, eppure continuiamo a scrivere su fb come se fosse una piazza reale pronta a mettere i corpi a servizio della rivoluzione. Internet ci rassicura, lo sappiamo, continua ad alimentare un’illusione di connessione. tutti fanno parte di internet, tutti, sono internet..al tempo stesso ci trinceriamo in vecchie fortezze, in valori antiquati che ci ostiniamo a rivendicare e difendere. pur consapevoli (più o meno..) che le merci siamo noi, non soltanto consumatori e sudditi, non ci bastava, il padrone ha sempre più fame e desiderio di conquista e controllo. Ci sentiamo invasi, siamo talmente bombardati e anestetizzati da miliardi di notizie di presunte emergenze da aver perso fiducia nel nostro sentire. Ci coccoliamo con l’ennesima serie tv, l’ennesimo videogioco, l’ennesima birra, vino, magari biodinamico, l’ennesima distrazione, l’ennesimo psicofarmaco “soft”, l’ennesima droga, perché non abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio, per come ci siamo ridotti.
Ne abbiamo fin sopra i capelli (nel vero senso materiale dell’immagine) di presunti valori instillati goccia per goccia da secoli e secoli di ideologie repressive fondate sul dominio, le gerarchie, la proprietà privata come unico, quasi ovvio, orizzonte. avete rotto, davvero, io stessa stavo quasi per soccombere dallo schifo che mi facevo, poco tempo fa, nel cercare di essere accettata, seppur inconsciamente, da questa spietata tribù.. ero lì, come molti di noi, a osservare i contenuti di questi social, per nulla democratici, e farmi condizionare, farmi rendere impotente, ancora di più, sempre più a fondo. La mia anima ora si ribella. Il mio corpo ha bisogno di espandersi, sciogliersi, trasformarsi, entrare in contatto reale con gli altri. Esco dal mio paradiso terrestre/gabbia, la mia casa si apre, la porta d’ingresso si scardina da sola, come per magia, le farfalle dal mio stomaco prendono il volo e non c’è alcuna frontiera che possa bloccarle. Osservo quella che credo essere me, il riflesso di quei modelli, quelle idee così lontane dalla MIA natura, inculcate a suon di repressione, punizioni, giudizi, narrazioni ideologiche che non tengono conto di bisogni ed emozioni personali. E mi apro con gioia estatica al futuro. Il futuro è già qui, fuori e dentro le nostre stupide menti ovattate dal capitalismo, ci sorride, bello come il sole, anche se noi continuiamo a “resistere”, per mancanza di fiducia, vecchi retaggi, paura di perdere il proprio stupido rango, piuttosto che godere della vita, diffondere felicità. La felicità, quella vera, non quella edulcolorata, fa paura, siamo troppo dipendenti dalle narrazioni di sofferenza, perché la sofferenza, così incompresa, inculcata, ipernarrata, ipermostrata, come fosse uno stigma dei nostri tempi, è un modo in cui stupidamente, umanamente, ci illudiamo di poter controllare l’altro, o noi stessi, o preferiamo essere succubi e dipendenti piuttosto che assumerci le nostre responsabilità, divenire concretamente interdipendenti. Amare la vita in ogni sua parte, quindi anche capire la sofferenza, non significa che non possiamo mettere in crisi tutti i rapporti di forza, i meccanismi che ci fanno inutilmente soffrire. Non so in verità che sto scrivendo esattamente, e perché stamattina in particolare ho questo flusso da condividere: è difficile per me tradurlo in parole, il mio sentire viene imbrigliato, addomesticato da un linguaggio che invece che aprire possibilità me le nega, allora perché in automatico ho scelto un linguaggio così prosaico e dualistico?! Sento nel profondo che i nostri corpi sono pronti a esplodere, improvvisare una danza rituale, reale, per liberarci, insieme, niente di particolarmente performativo, tutta roba semplice, ma non semplicistica. Nessun nemico, nessun amico, siamo tutti custodi del pianeta, pezzi di lava incandescente nell’oceano, orgasmi pronti a moltiplicarsi e perdersi nell’utero infinito dell’universo, e siamo anche l’Universo, che crea, continuamente. Forse il punto è ricordarcelo e vicenda e non cercare di bloccare il movimento..in ogni caso avverrà, è già in atto, non occorre il nostro consenso razionale ed esplicito..

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Master in Pedagogia Teatrale per contesti educativi

Master in Pedagogia Teatrale per contesti educativi

Posted by on dic 18, 2018 in blog | 0 comments

master diploma

Domenica scorsa ho discusso la mia tesi per il Master in Pedagogia Teatrale in contesti educativi dal titolo “Per un teatro a voce piccola – Gestazione e progettazione di un laboratorio teatrale per una scuola primaria (in) particolare”. Sono molto felice! Anche perché è un lavoro che nasce da una sperimentazione nella scuola primaria in cui ho lavorato negli scorsi mesi. Grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuta in questo ricchissimo percorso, in particolare grazie ai bambini della primaria Vaccari, alle mie colleghe, a tutti i docenti del master, ai compagni e in particolare alla mia fantastica relatrice Stefania Papirio. Grazie a Giovanna La Maestra, che è una grande insegnante, educatrice, arteterapista e artista (in appendice, quando la pubblicherò sul sito, troverete una sua intervista molto speciale), e infine un grazie infinito al mio compagno, Giulio Lo Greco e a mia figlia, Stella Lu Giordano, per la loro stupefacente Presenza. Auguri a me e a tutti voi che mi leggete!

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“Lampedusa è unnegghiè” – Grazie Davide Enia

“Lampedusa è unnegghiè” – Grazie Davide Enia

Posted by on ott 26, 2018 in blog | 0 comments

Mi addormento con Due Mondi da Anima Latina in testa e mi sveglio con mia figlia che vuole fare OHM tutti insieme sul letto, in risposta al fatto che dalle 7 e trenta sto raccontando lo spettacolo di Davide Enia al mio compagno, mezza sonnambula. A proposito: non perdetelo, ora è al teatro India, poi sarà a Palermo. Le ho portato il libro di Davide edito da Sellerio in regalo, è un libro su Lampedusa, sui naufragi, sulla nostra origine, che leggerà se vuole quando sarà un po’ più grande. Stanotte, seppur poco, ho dormito benissimo, perché ieri a teatro ho visto uno spettacolo stupendo, ho visto intere classi di liceo con gli occhi lucidi e i cuori squarciati, che respiravano allo stesso ritmo dell’attore, ho visto anziani borghesi fermarsi in silenzio dopo lo spettacolo, guardarsi dentro, ho visto tanti colleghi pieni di gratitudine e ammirazione. Ho visto me e ho capito che nell’ultima parte della mia vita mi sono “chiusa in casa”, nei miei problemi ombelicali, familiari, nei miei sogni di vita ideale in un mondo perfetto, piuttosto che fondermi con questa complessità umana, pur avendo in passato aiutato delle persone, aver cenato e dormito con le persone in fuga dal CARA di Mineo e da altri centri, in cerca di un futuro più libero, pur avendo occupato con loro il Comune di Messina per far chiudere la tendopoli..pur avendo letto milioni di articoli, libri, pur essendo dalla nascita di sinistra se non di più, .pur essendo cresciuta fin da piccola vedendo documentari girati in Congo, avendo avuto amici adottati negli anni ’80, pur frequentando principalmente amici di ogni età comunisti, anarchici, cattolici, ma sempre aperti ad accogliere le persone in difficoltà e quando è il caso a lottare al loro fianco. Io come molti altri mi sono sentita distante. distante da Lampedusa, distante da Baobab, dalle ong, distante dai problemi degli altri, come se gli altri non fossero collegati a me. Parlo di una distanza di corpi, non intellettuale ovviamente. Questa distanza si è colmata in parte, per fortuna,  grazie alla scuola pubblica in cui lavoro da un mese come educatrice al doposcuola con bimbi figli di migranti e “italiani” e con cui facciamo esperienze di teatro e molti giochi; e grazie alla mia collega del pre-scuola, Ana, che da quando aveva 15 anni vive qua, perché sua madre ha sposato un italiano e ha un fratello italiano, ma nonostante ciò ogni anno deve pagare tanti soldi per il permesso di soggiorno e sua madre che da 40 anni versa i contributi in italia, ha un figlio e un marito italiano, ancora non ha la cittadinanza perché ogni volta che deve andare in Perù le pratiche vengono annullate e deve ricominciare, sborsare un sacco di soldi..Sua madre è morta l’anno scorso, la nonna di Ana, la signora ovviamente ha voluto trascorrere un po’ di tempo con lei, per accompagnarla e prendersi cura di lei, due mesi. e solo per questo ha perso il diritto alla cittadinanza italiana, adesso deve ricominciare. Da quando c’è la lega al governo ancor peggio. Io penso sempre che bisognerebbe abbattere le frontiere, parlare con calma coi fascisti, non diventando altrettanto violenti, (anche se l’istinto sarebbe di spedirli nei carceri libici…) ma praticamente non faccio nulla di radicale, non voglio andare in carcere, voglio vivere bene. Ora però non è più il tempo di condividere articoli sui social e chiacchierare con gli amici su questi temi, è il tempo di riempire le strade, i mari, i bar, i teatri, i cinema, le scuole di Amore.
Buongiorno a tutti, che sia davvero un giorno buono per tutti e non solo per voi che potete leggermi. p.s. Grazie Stella Lu. Adoro la sigla di Trulli Tales su Rai Yoyo. Mi mette sempre il buon umore. w lo sciopero generale che mi ha permesso di iniziare la giornata come desideravo, almeno oggi.

L’abisso di Davide Enia

http://www.davideenia.org/

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Gravidanze empatiche

Gravidanze empatiche

Posted by on ott 13, 2018 in blog | 0 comments

Locandina Lab Maratonda (1)

Gravidanze empatiche: laboratorio teatrale alla libreria La Maratonda

per info e iscrizioni: 3407915916

“Bisogna avere un caos dentro di sé, per generare una stella danzante”. Nietzsche
“Le dissero: “ Non sarai in grado di sopportare l’uragano. Lei rispose: “Io sono l’uragano” Ada Luz Marquez

*È il momento di unire i fili, collegarsi tra donne, è il momento di progettare il nuovo mondo, il mondo che ci interessa creare per noi e per le generazioni future.
***Quando ero incinta mi sentivo sola, allora ho chiesto aiuto all’Universo e si sono materializzate altre donne fantastiche!
****
Un laboratorio teatrale pensato per donne in dolce attesa e neomamme, per vivere la gravidanza e il postparto in modo artistico e più consapevole. Uno spazio per ascoltarsi, senza giudizi, per ritrovare la propria voce, la propria identità di donne, fuori dai condizionamenti della società in cui viviamo.
Un appuntamento per riconnettersi con sé stesse e la propria natura ciclica; cercare l’armonia e l’equilibrio tra i dualismi; per ritrovarsi insieme con autenticità, semplicità e gioia, assaporando l’abbondanza delle nostre esistenze, la luce delle nostre relazioni.
Quando partoriamo siamo animali, “selvagge”, ma da secoli siamo abituate a reprimere questo lato del parto, soprattutto in contesti ipermedicalizzati. Questo progetto vuole essere un’occasione per le partecipanti per lasciare andare la neocorteccia, il controllo, l’eccesso di razionalità, e lasciarsi guidare dal proprio istinto, dalla propria saggezza interiore.
Attraverso un leggero training fisico, giochi teatrali, improvvisazioni, esercizi per scoprire la fiducia nel gruppo e in sé stesse, cerchi di parola, danze e canti, scopriremo le nostre “gravidanze empatiche”, ci assumeremo la responsabilità di essere ogni giorno della nostra vita creatrici, agenti del Cambiamento.
Il laboratorio sarà anche l’occasione per socializzare con altre madri, per sentirsi parte di una comunità. Per riconoscersi nella trasformazione e scoprire un proprio equilibrio, lasciare andare le proprie paure, inventare narrazioni, canzoni, ninne nanne, fiabe, danze per il proprio benessere e per quello dei bambini della comunità. Uno spazio per consapevolizzare il passaggio dall’essere figlia all’essere madre.
Questo progetto nasce dal bisogno comune di ritrovarsi tra donne in un momento della vita così speciale, al di là delle parole, dei suggerimenti e consigli che spesso più che favorire il contatto bloccano la comunicazione: tutte viviamo la maternità e le nostre scelte educative in modo unico e personale, fare paragoni e offrire consigli non richiesti può creare incomprensioni e ulteriore distacco. Nel contesto del laboratorio teatrale si proverà a sperimentare la comunicazione non violenta (è consigliata la lettura de “Le parole sono finestre oppure muri” di Marshall Rosenberg).
Ci ritaglieremo uno spazio per creare collettivamente, sintonizzarci, respirare insieme, suonare, danzare, cantare, giocare, condividere. Saremo spettatrici e custodi del cerchio, esploreremo il processo creativo in un contesto protetto, senza obbiettivi performativi, a meno che non nasca un desiderio da parte di tutte le partecipanti di aprirsi al resto della “comunità”. Il teatro in questo caso diventa anche uno strumento che ci permette di entrare in contatto con la nostra vera essenza e di imparare a lasciarci guidare dal nostro utero, dal nostro istinto, riscoprendo la saggezza che è in noi.

Un laboratorio teatrale per madri e neonati, quindi, fuori e dentro la pancia, uno spazio per vivere questo momento di transizione con più consapevolezza, per creare il proprio spazio sacro, il proprio “nido”, ovunque ci troviamo; riscoprire il silenzio come strumento per entrare in contatto con noi stesse; inventare riti di passaggio, prendersi il tempo di coccolarsi, ascoltarsi reciprocamente, imparare a fidarsi, darsi la possibilità di creare una rete di mutuo aiuto, fondare progetti comuni, per sostenersi prima e dopo la gravidanza, passarsi libri, conoscenze, competenze, vestiti, materiali educativi, tempo, comprensione, compagnia.

Obbiettivi:
- Scoprire la propria energia creativa, al di là della maternità
- Assumersi la responsabilità di sognare ad alta voce
- Entrare in contatto profondo col proprio corpo, ritrovare la “memoria del corpo
- Imparare ad esprimere i propri bisogni ed emozioni represse
- Prendersi il tempo di ascoltare la presenza del nuovo essere in noi, e fuori da noi, creare la relazione;
- fare emergere le proprie paure nascoste e tabù, osservarli, imparare a lasciarli andare
- respirare profondamente e insieme
- riconnettersi con il proprio essere cicliche
- imparare ad avere fiducia nelle proprie capacità e nel proprio istinto
- risvegliare e diffondere saperi antichi “femminili”
- imparare a liberare e gestire emozioni intense
- Valorizzarsi e prendersi cura di se
- Imparare ad essere anche un po’ autoironiche
- Sentirsi parte di un gruppo creativo e di mutuo aiuto
- Imparare ad arrendersi, lasciare andare l’ego, fondersi con il potere della creazione, lasciarsi trasportare dal fiume della vita.
- Mettere a tacere i rumori di sottofondo, le mille voci, sperimentare il silenzio interiore
- Diventare un canale, non solo di vita, ma anche di bellezza, cultura, arte, benessere per tutti.
- Aprirsi alla possibilità concreta di vivere un parto piacevole e un post partum sereno.

Giulia Giordano, attrice, autrice, regista. È madre di Stella Lu da tre anni e mezzo. Master dell’I.N.P.E.F. di pedagogia teatrale in contesti educativi, autorizzato dal M.I.U.R. www.giuliagiordano.it

Gravi-danze di Giulia Giordano

Sentirsi uno e poi Tutto
in un’isola di materia
Canali del visibile
e sospetti d’Universo
in un vortice di luce
siamo nate per creare
sogni fecondi
tra i flutti lunari
Incipit dei pensieri
onoriamo gli antichi
e narriamo i presenti
per assaggiare le stelle
trasformare gli archetipi
bagnare la terra di sguardi
avvolgere il mondo
in un bagno di Amore
che è il nostro umore
e arriva dal profondo
una valanga in estate
un maremoto nel deserto
mastica ombre
canta intenzioni
illumina ogni grotta
con atmosfere mistiche
tiene il tempo del divino
libera l’essere
e tesse la sostanza
in radici aeree
foglie vibranti
sollevate dal vento
nella sua danza

“Credimi figlia mia, la grande avventura della vita è quella di essere te stessa, senza lasciarti condizionare da quello che gli altri vogliono tu sia, per la loro pace mentale, per la loro utilità, per ciò che ritengono essere adeguato.
Probabilmente la tua Libertà di Essere, scatenerà isolamento, solitudine, tentativi di manipolazione, gelosie e incomprensioni.
Ricorda che tutto questo è parte del seme, fa parte del processo di apertura del guscio, è il rumore della schiusa, è il seme che fiorendo lascia andare tutto ciò che era prima. Osare fiorire oggi, in questi tempi di deserto, presuppone un grande coraggio, un grande potere, è la più Alta Rivoluzione. E sai perché figlia? perché quando tu fiorisci, fiorisce anche la speranza”.

Ada Luz Márquez
Hermana Águila

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Intervista a Maria Elena Carosella, pedagoga teatrale, regista, attrice.

Intervista a Maria Elena Carosella, pedagoga teatrale, regista, attrice.

Posted by on ott 8, 2018 in blog | 0 comments

A cura di Giulia Giordano

- Maria Elena, dagli anni ‘90 conduci laboratori di teatro per bambini e ragazzi a Roma, in natura, nei teatri e nelle scuole. Come sei approdata al mondo della pedagogia teatrale?

Il teatro in un certo senso è stato sempre presente nella mia vita. Mio padre aveva frequentato l’Accademia di Arte Drammatica ai tempi di Orazio Costa e Sergio Tofano, ma la sua invettiva costante era sempre “L’Accademia non la puoi fare”. Lui non lavorava in teatro, era stato assorbito nell’azienda del padre e si interessava di pedagogia, mia madre era insegnante, insieme si muovevano attivamente per il miglioramento della scuola pubblica. All’Università la Sapienza ho studiato Storia del Teatro, a quei tempi in facoltà c’erano numerosi seminari e lezioni aperte con registi e attori, come Yoshi Oida, Dario Fo, Judith Malina e Julian Beck, Vasiliev. Al teatro Ateneo ogni anno c’erano spettacoli aperti a tutti, è stato lì che ho conosciuto Carlo Cecchi, sul quale ho fatto la tesi di laurea. In quegli anni è stata anche conferita la laurea honoris causa a Peter Brook. Il mio amico fotografo, Francesco Galli, all’epoca ha scattato una bellissima foto a Peter Brook nell’Aula Magna dell’Università mentre gli veniva consegnata la laurea e me l’ha regalata quando ho finito gli studi. Questa immagine è un simbolo molto forte della storia teatrale di quegli anni e si trova ora all’interno del libro “Nella vasca dei pesci che sognano” insieme a molte foto scattate da Francesco che rappresentano il fermento del teatro negli anni novanta.
Per un anno ho lavorato alla tesi, con la prof.ssa Mara Fazio, sul rapporto tra avanguardie teatrali e Carlo Cecchi, contemporaneamente ho iniziato a fare teatro con i bambini, cominciava ad aprirsi e concretizzarsi la mia idea di Teatro Natura. Nel ’91, le prime mie due classi sono state terze elementari, all’inizio ero una volontaria, sperimentavamo. La prima messa in scena è stata: il Piccolo Principe nel giugno ‘92, su consiglio della bibliotecaria del Burcardo, dove mi recavo spesso a studiare.
La scoperta della mia vocazione teatrale è molto connessa a quella spirituale: in quello stesso periodo ho incontrato il Buddismo, sempre all’Università. Mi ha fatto da ponte il teatro orientale, le ore passate a vedere il lavoro degli attori indiani ed indonesiani. Grazie al prof. Ferruccio Marotti, che aveva anche una casa a Bali per seguire meglio il teatro balinese, ho conosciuto un mondo lontano, molto più legato ai ritmi della natura ed alla sacralità della vita. La persona che si occupava della videoteca dell’Università era buddista, mi parlò dell’infinito potenziale umano e mi aiutò a prendere coraggio per le scelte lavorative. In quel periodo già insegnavo a scuola con mia madre ed ho capito che mi interessava lavorare col teatro, inteso come mezzo, sulla “flessibilità”. I bambini già sono naturalmente flessibili allora l’idea era quella di non fargli perdere questa dote. Oggi posso dire che alcuni miei ex allievi da adulti hanno scelto di fare gli attori, i cantanti lirici, i danzatori oppure professioni non solo artistiche, ma sempre con uno spirito che andava al di là degli stereotipi.

- Racconta, come è impostato il tuo lavoro.

Quello che propongo ai miei alunni è un percorso legato alla creatività nel quale si valorizzano le differenze; è un lavoro fondato sull’ascolto, e anche sul “fermare” qualcosa, per poterla esibire, per manifestare la scoperta di sé. E’ fondamentale l’assenza di giudizio, sentirsi sostenuti, integrati, senza forme di manipolazione psicologica. Per me è davvero importante la filosofia con cui ci si approccia al teatro e alla pedagogia teatrale, la vocazione, le motivazioni che ti spingono ad agire e a scegliere una determinata modalità di intervento pedagogico. “L’essenziale è invisibile agli occhi” dunque il punto è come stanno le persone con cui operi, se gli permetti di “vedere”, allora tu sei stato un ponte efficace. Per molti anni ho fatto parte della “divisione educatori” della Soka Gakkai italiana (organizzazione buddista riconosciuta dallo Stato), con loro ho lavorato sull’immagine del volo: l’educatore per me è la base da cui i giovani possono spiccare il volo, se hanno paura non potranno mai andare alto, andare dritto, resistere per un lungo tragitto.

- Perché hai scelto proprio il Teatro Natura?

Soprattutto perché la natura ci permette di superare la dualità tra noi e gli altri: essere albero, acqua, fuoco o vento permette di sentire che siamo anche noi aggregati di atomi, di molecole, non c’è differenza tra noi e l’ambiente. Questi componenti assumono forme differenti, di conseguenza come essere vivente sono a mio agio ovunque vado, l’altro non è qualcosa di diverso di me, ma ha solo una “forma” diversa dalla mia. Credo che esista una grande unità e affinità tra esseri umani e natura. L’individualismo, lo stimolo al narcisismo, alla competizione, non possono essere la base da cui iniziare un lavoro pedagogico per sostenere lo sviluppo di cittadini del futuro. Solo la comprensione di poter agire insieme e collaborare nella diversità, con la propria originalità può davvero aiutare i giovani a diventare felici e stare a proprio agio nel mondo.

- Quali sono le differenze tra il tuo modo di operare in natura e nelle scuole o nei laboratori nelle scuole e nei teatri?

Nel laboratorio di teatro natura che tengo alla “Casa del Parco della Valle dei Casali” l’obbiettivo principale è entrare in empatia con la natura. Lavoriamo sia all’interno che all’esterno, ci arrampichiamo sugli alberi, stiamo contatto con gli elementi, non è semplice, perché la scissione tra uomini e natura, anche da bambini, è già radicata dal modello sociale inconscio, per alcuni può risultare strano anche sdraiarsi a contatto diretto con la terra, incontrare insetti o sporcare mani e vestiti. Facciamo percorsi nel bosco, nella Villa che abbiamo a Monteverde, camminiamo lungo il torrente e recitiamo sotto i tigli o sul famoso albero delle scimmie, un albero del pepe gigantesco. In questo campo mi ha sviluppato una grande spinta interiore, il desiderio di aprire la vita, il desiderio di risvegliarmi alla mia unità con l’Universo e permettere agli altri di fare lo stesso. Durante le escursioni condivido con bambini e giovani la vitalità degli alberi, dei ruscelli, di fiori e piante. Cerco di far percepire a tutti la grandezza di ogni fenomeno vivente e l’interazione tra noi e la vita dell’intero Cosmo.
A scuola invece facciamo teatro legato al programma scolastico, alla letteratura, alla storia. Per dieci anni abbiamo lavorato sull’Odissea. Grazie all’esperienza di teatro natura nell’Odissea ho scoperto che l’ulivo è il centro simbolico di tutta l’opera. Nel mito il rapporto tra uomo e natura è sempre fondamentale ma il ritorno di Ulisse a casa rivela un cardine della nostra cultura. Penelope, nel finale, si rifiuta di dormire con Ulisse e chiede di spostare il letto perché se è il suo ci possa dormire da solo. Ulisse sa che non si può spostare perché è un ulivo vivo con radici profonde. La casa di Penelope e Ulisse è costruita attorno ad un ulivo lavorato e imbellito dall’eroe, forse è Ulisse stesso l’albero su cui poggia la casa, in un certo senso non è mai partito, lì sono le radici, lì è la nascita della “storia”.
Ho lavorato anche tanto sul Minotauro e sul mito di Apollo e Dafne, sulla storia di Demetra e Persefone. “L’amore prima di noi” è un testo prezioso su tutti i miti dell’amore, adatto anche ai bambini.
Questo saggio edito da Einaudi interpreta la storia della Ninfa e del dio Apollo come una scelta dettata dalla paura. Dunque Dafne spaventata, per nascondersi dal dio predatore, diventa albero. Ma l’interpretazione del mito da negativa può essere vista in positivo, la storia di questa giovane donna può essere interpretata come la manifestazione simbolica della necessità femminile di sentirsi in simbiosi con il tutto, assecondare il respiro, il ritmo, entrare in comunione con gli elementi. Così Dafne sceglie di essere albero non per paura, ma per sentirsi a proprio agio tra le forme della vita.
A scuola facciamo un lavoro spesso interdisciplinare, c’è il disegno, la musica, la ricerca letteraria anche la scienza può divenire materiale per creare spettacoli. Spesso sono le insegnanti che mi chiedono di partire da un testo specifico o mi chiedono di risolvere un problema del gruppo classe. Ho lavorato spesso su Dante, la Divina Commedia soprattutto l’Inferno, è un lavoro meno autonomo del teatro natura, ma di collaborazione con i docenti, una collaborazione davvero fantastica, che produce risultati incredibili. Sarebbe falso dire risultati che dipendono solo da me.

- Ti sei mai trovata in difficoltà durante i laboratori?

Con gli adolescenti ho notato che la difficoltà maggiore è creare unione tra loro, dei collegamenti al di là delle divergenze. Sia quando lavoro con bambini che con persone più grandi parto dal rispetto e dall’ascolto dell’altro, come nel rapporto con la natura, cerco prima di tutto empatia. A volte si accentuano sentimenti conflittuali, è un bisogno naturale dell’io per la creazione dell’identità, in quei casi mi concentro sul lavoro corporeo, sul percorso etico/filosofico, sul contatto anche fisico, favorendo il dialogo apriamo spazi di riflessione.
Può capitare che tutto questo percorso invisibile al pubblico, ai genitori, delle volte si traduca in testo teatrale, così da semplice teatro creiamo: metateatro. I miei alunni più grandi sanno che i nostri spettacoli sono metateatrali, ci divertiamo ad entrare ed uscire dai personaggi a mascherarci e smascherarci.
A livello sociale in questo periodo si accentuano le chiusure ideologiche, i bambini agiscono per riflesso. Lo scorso anno al laboratorio di teatro natura mi sono dedicata molto a risolvere i conflitti, aiutata dall’ambiente armonioso e dalla scelta di un testo speciale, una sorta di canto alla Terra, così abbiamo potuto sperimentare la fluidità di pensieri ed emozioni. Spero che questo sia stato un esempio per i bambini, per liberarli da visioni unilaterali in ogni ambito della vita.
Grazie alle sorelle Colella, le donne che gestiscono l’associazione “La Lanterna” ho avuto la proposta di realizzare l’adattamento di un testo del prof. Antonio Battista, docente universitario di Scienze Ambientali nonché responsabile dell’orto botanico di Roma fino alla fine della sua vita. La creazione di questo copione è stata un impegno importante del 2018, un impegno decisivo perché riguardante la formazione del nostro pianeta e dunque la spiegazione del perché siamo in vita. L’esperienza della mutazione degli elementi, la metafora di quello che è avvenuto alle piante ha fatto percepire ai bambini la ricchezza delle loro specificità e intuire la possibilità di coesistere in modo armonico. Io stessa ho scoperto tanti fenomeni straordinari, soprattutto che le piante sono l’origine della nostra nascita, così la gratitudine e la protezione verso di loro si è amplificata.

- Perché hai scelto di lavorare con i bambini e i ragazzi?

A un certo punto della mia vita ho avuto un dubbio. Ero indecisa se continuare con i bambini o fare spettacoli con gruppi di adulti. Anche perché il lavoro con i bambini delle volte è faticoso. Ho chiesto consiglio ad una donna in cui ripongo fiducia, che ha potuto sostenermi con la filosofia buddista. La mia amica mi ha ricordato affettuosamente: “Sei una donna libera, puoi fare quello che vuoi”.
Giusto! Questo lo insegnavo a tutti, si può scegliere e riconoscere se stessi, decidere cosa fare, come creare il proprio destino, eppure non credevo di poterlo fare io.
In quel periodo partecipavo ad un progetto della Soka Gakkai Italiana, una mostra fotografica sui diritti umani ai Mercati Traianei, c’erano foto e testi: sui profughi, la povertà, la guerra, l’uso delle armi e la pena di morte. Mi ero preparata per fare la guida. I miei figli, Sofia e Dario erano piccolini, lavoravo e mi occupavo molto di loro. Il primo giorno in cui riuscii a recarmi alla mostra per spiegarla agli ospiti lo ricordo ancora perché a Roma nevicò. Verso la fine del percorso fotografico c’erano citazioni delle esperienze di Ghandi, Martin Luther King, Nenson Mandela, Danilo Dolci e Daisaku Ikeda e poi c’era uno specchio con scritto sotto “Adesso tocca a te!” .
Così venivano incoraggiati i visitatori ad agire per risolvere i problemi a livello mondiale e costruire la pace. Il giorno dopo mi chiamarono e mi chiesero se mi andava di scrivere e fare la regia di uno spettacolo per le scuole di tutto il Lazio con attori professionisti. Feci tutto con grande entusiasmo e passione ma dentro di me si metteva tutto in chiaro, giorno per giorno. Durante questa esperienza formativa e felice capii che la mia vocazione era lavorare con i bambini con la prospettiva di formare leader del futuro. Erano già passati 10 anni dalla pubblicazione dei miei testi di pedagogia sul teatro a scuola ed ogni dubbio ora si era sciolto, finalmente attraverso l’azione, la sperimentazione, il coraggio.

- Come presenti i tuoi progetti per le scuole, hai dei referenti precisi, partecipi ai bandi con un’associazione?

Nelle scuole presento dei progetti pof-pon come esperto esterno ai referenti per insegnare in orario curriculare, ma da qualche anno ci sono poche ore disponibili. Negli anni ’80 ci sono stati molti convegni e organizzazioni attive per integrare il teatro nelle scuole, anche nelle ore curriculari, ma ora se ne parla di meno, nonostante le nuove linee guida del MIUR.

- Qual è per te la tua esperienza di maggior successo lavorativo?

Sicuramente il laboratorio al Casale della casa del Parco e alla Lanterna proprio perché il rapporto con la natura è molto stretto ed i temi trattati sono tutti ambientali. In particolare mi è piaciuto molto il progetto dell’anno scorso: contattata dal figlio del prof.Antonio Battista ho dedicato molto tempo per mettere in scena un testo scientifico, molto complesso sulla formazione del pianeta Terra. C’è stato anche uno “scatenamento emotivo” nel condividere questo percorso con i bimbi tra i cinque e i nove anni; all’inizio alcuni non accettavano la diversità dell’altro, alla fine si è creato un bel gruppo, è stato un percorso doloroso perché sentendo il rifiuto entro in empatia con le “vittime” e cerco in tutti i modi di risolvere a breve.
Alla fine proprio attraverso questo problema della non integrazione ho parlato molto a tutti dei principi filosofici che ci aiutano a convivere apprezzando la diversità, valorizzandola e non rifiutando chi la pensa in modo diverso o non ci piace. I giochi teatrali, i testi, gli esempi tratti dalla natura non bastavano. Una bambina del gruppo si è presa grande responsabilità nel creare armonia tanto che ha riportato questo atteggiamento anche a scuola dove ha combattuto contro situazioni di bullismo sentendo il suo potere trasformativo nel gruppo classe. Voglio concludere ringraziando tutti ma soprattutto Alice Rinaldi che è la sopra citata e Juri Patacchiola appartenente al gruppo dei più grandi che mi sostiene nelle imprese più complesse e cerca di accogliere sempre i giovani che entrano per la prima volta a contatto col linguaggio teatrale. Anche Juri ha assunto la funzione di fare da ponte e leader positivo tra tanti ragazzi ancora chiusi in se stessi.

lab teatrale Carosella

Grazie di cuore Maria Elena, per questa intervista, per il tempo che abbiamo condiviso e per come contribuisci ogni giorno a creare un mondo più consapevole. Giulia

www.giuliagiordano.it

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Seguendo l’intuito (autoregalo di compleanno)

Seguendo l’intuito (autoregalo di compleanno)

Posted by on set 7, 2018 in blog | 2 comments

Domani è il mio compleanno! Quest’anno mi regalo solo lavori artistici che mi rendono felice, progetti che creano benessere. Metto a frutto i miei talenti, le mie competenze acquisite in tanti anni di formazione e lavori intermittenti, Canalizzo bellezza, metto in circolo tutte le conoscenze che sto risvegliando al Master di Pedagogia Teatrale in contesti educativi. Seguo la mia guida interiore. Lascio spazio solo all’Amore…

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Un mare di desideri: la parabola di Soumaila Sacko e Salvini.

Un mare di desideri: la parabola di Soumaila Sacko e Salvini.

Posted by on giu 5, 2018 in blog | 0 comments

https://www.facebook.com/rai3tv/videos/1516581208391653/

Oddio, sono invecchiata, a volte dico le stesse cose di Recalcati, e chi mi sta accanto fa la faccia del pubblico in trasmissione, con la differenza che nessuna produzione televisiva mi paga per le mie pillole di omelia.
***In verità questo incipit è solo un pretesto: sono contenta che state cominciando a capire quasi tutti che la democrazia rappresentativa è fallimentare, in particolare se la maggioranza è assediata dall’ignoranza, oltre che manipolata con la pnl e il tamtam di orrende notizie dalla “cattiva maestra”, dai social, dai capetti/capò di turno.. La vita è bizzarra e a volte anche noiosa, siamo vittime/artefici delle stesse dinamiche governative a tutti i livelli, nelle nostre vite, in ogni contesto collettivo. La buona notizia è che i limiti senza dubbio possono diventare risorse: ogni occasione è buona per capire meglio come stiamo, dove, cosa possiamo cambiare per stare meglio, cosa vogliamo approfondire, tenere, mandare al diavolo, onorare, trasformare radicalmente. A me interessa sicuramente essere felice e realizzata e al contempo moltiplicare i pani, i pesci, i desideri, vedere Tutti o almeno molte più persone di ora felici (ovviamente la felicità non si può imporre), e, lo ribadisco sempre, senza essere crocifissa. Salvini, invece, lo manderei in un tempio buddista su un monte orientale in cui è l’unico immigrato, a meditare per il resto dei suoi giorni e sono certa che gli farei solo del bene. Che c’entra Salvini con Recalcati? per me c’entra, perché le parole sacre valgono per tutt* in teoria. “A chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”. Questa frase può essere interpretata in vari modi. Nella mia vita funziona così, o forse è una mia proiezione: se sono consapevole di cosa ho e chi sono e lo valorizzo arriva serenità, abbondanza, lavoro che mi piace, relazioni soddisfacenti etc. se non sono consapevole arriva solo il CAOS e poi è più difficile ricominciare, ordinare, definire le priorità, rilanciare. Car* Dio/Dea/Universo/Essere/Noi/Voi/Energia/Uno, ti/vi prego fa/facciamo qualcosa perché l’umanità impari un po’ di empatia,. Potrei nominarne tanti politici che non mi piacciono, ma quello che davvero mi sconvolge non sono i singoli “personaggi”, ma la dilagante tracotanza e miseria di sentimenti. Buona notte e un abbraccio grande a Soumaila, il sindacalista ucciso in Calabria, ovunque tu sia ti auguro di stare bene e, se ti va, di reincarnarti in un mondo dove sarai amato e rispettato da tutti.

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Forgiando l’armatura

Forgiando l’armatura

Posted by on apr 20, 2018 in blog | 0 comments

 

“Mi rifiuto di sottomettermi alla paura
che mi toglie la gioia della libertà,
che non mi lascia rischiare niente,
che mi fa diventare piccolo e meschino,
che mi afferra,
che non mi lascia essere diretto e franco,
che mi perseguita e occupa negativamente la mia immaginazione,
che sempre dipinge cupe visioni.
Non voglio alzare barriere per paura della paura.
Io voglio vivere e non voglio rinchiudermi.
Non voglio essere amichevole per paura di essere sincero.
Voglio che i miei passi siano fermi perché sono sicuro
e non per coprire la paura.
E quando sto zitto,
voglio farlo per amore
e non per timore
delle conseguenze delle mie parole.
Non voglio credere a qualcosa
solo per paura di non credere.
Non voglio filosofare per paura
che qualcosa possa colpirmi da vicino.
Non voglio piegarmi
solo per paura di non essere amabile,
non voglio imporre qualcosa agli altri
per paura che gli altri possano imporre qualcosa a me;
per paura di sbagliare non voglio diventare inattivo.
Non voglio fuggire indietro verso il “vecchio”
per paura di non sentirmi sicuro nel “nuovo”.
Non voglio farmi importante
perché ho paura di essere altrimenti ignorato.
Per convinzione e amore
voglio fare ciò che faccio
e smettere di fare ciò che smetto di fare.
Dalla paura voglio strappare
il dominio e darlo all’Amore.
E voglio credere nel Regno
che esiste in me.”

(Rudolf Steiner – Forgiando l’armatura)

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