Posted by on gen 29, 2019 in blog | 0 comments

Ancora c’è chi si illude di stare bene in questo clima (sociale/politico/ambientale/relazionale/antropologico..). Ancora c’è chi sta “bene” mentre partecipa più o meno attivamente a questa parodia dell’ultima cena, già scritta, già vista, come se non si potesse immaginare qualcosa di NUOVO nella storia; ancora tra noi c’è chi si ostina a stare bene (sembra un paradosso..) mentre dei suoi “simili” decidono di continuare ad impoverire le masse, saccheggiare le risorse del pianeta, inquinare, pisciare continuamente fuori dal vaso, per accentrare potere, facendolo percepire come un “bisogno” di tutti, nell’ipocrisia del tacito accordo vittime_carnefici: come se a un’oligarchia strapotente che ignora la complessità dell’esistenza, potesse realmente interessare qualcosa dei bisogni di chi vuole che continui ad essere suo schiavo. Ma chi è questo “genio del male”, sul serio è così lontano da noi, iperprotetto nelle sue stanze segrete da cui eterodirige lo spettacolo? da chi è composto questo gruppo di brillanti ed evoluti geni col pedigree? Da chi è composto l’esercito che esegue il suo mandato? Chi è che Deporta, sottomette, sgombera da luoghi orripilanti pieni dei nostri scarti industriali centinaia di persone? chi divide, picchia duro, anche alla testa, per distruggere le radici di comunità di “altri” percepiti come meno “appartenenti”alla tribù, spazzatura ambulante da far scomparire, disintegrare.. sembrano apparentemente lontani da noi questi esseri che eseguono la volontà del loro dio, di chi gli urla che è giusto punire, sorvegliare, dividere e infine fare scomparire ogni memoria del loro passaggio su questa cavolo di Terra. Eppure sono in mezzo a noi, i Geni e il loro esercito, entrano perfino nei nostri corpi. pensa. e non sono solo maschi. pensa. la vita sembra continuare, nonostante la banalità del male. così sembra. e tutto sembra così distante, eppure così vicino.. anche noi a volte facciamo dei lavori che non ci piace fare, anche noi, a volte, pur di riuscire a sopravvivere, diveniamo meri esecutori di un mandato. possibile che non esista un’alternativa a questa forma? anche noi, ovviamente, siamo colonizzati nel profondo da pensieri di paura, a nostra volta ci adeguiamo alla narrazione dominante, o siamo troppo presi dal tentare di tenere a galla i vecchi schemi di sopravvivenza per trovare l’energia che serve a cambiare radicalmente la realtà che non ci soddisfa pienamente. E dunque: come si cambiano i sistemi di potere fondati su superstizioni, inganni e ricatti? da dove ricominciare? Alcuni e alcune hanno già sperimentato sulla propria pelle che non è più tempo di lottare contro il padrone con le stesse armi del padrone, è chiaro, non funziona, già fatto, eppure continuiamo a scrivere su fb come se fosse una piazza reale pronta a mettere i corpi a servizio della rivoluzione. Internet ci rassicura, lo sappiamo, continua ad alimentare un’illusione di connessione. tutti fanno parte di internet, tutti, sono internet..al tempo stesso ci trinceriamo in vecchie fortezze, in valori antiquati che ci ostiniamo a rivendicare e difendere. pur consapevoli (più o meno..) che le merci siamo noi, non soltanto consumatori e sudditi, non ci bastava, il padrone ha sempre più fame e desiderio di conquista e controllo. Ci sentiamo invasi, siamo talmente bombardati e anestetizzati da miliardi di notizie di presunte emergenze da aver perso fiducia nel nostro sentire. Ci coccoliamo con l’ennesima serie tv, l’ennesimo videogioco, l’ennesima birra, vino, magari biodinamico, l’ennesima distrazione, l’ennesimo psicofarmaco “soft”, l’ennesima droga, perché non abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio, per come ci siamo ridotti.
Ne abbiamo fin sopra i capelli (nel vero senso materiale dell’immagine) di presunti valori instillati goccia per goccia da secoli e secoli di ideologie repressive fondate sul dominio, le gerarchie, la proprietà privata come unico, quasi ovvio, orizzonte. avete rotto, davvero, io stessa stavo quasi per soccombere dallo schifo che mi facevo, poco tempo fa, nel cercare di essere accettata, seppur inconsciamente, da questa spietata tribù.. ero lì, come molti di noi, a osservare i contenuti di questi social, per nulla democratici, e farmi condizionare, farmi rendere impotente, ancora di più, sempre più a fondo. La mia anima ora si ribella. Il mio corpo ha bisogno di espandersi, sciogliersi, trasformarsi, entrare in contatto reale con gli altri. Esco dal mio paradiso terrestre/gabbia, la mia casa si apre, la porta d’ingresso si scardina da sola, come per magia, le farfalle dal mio stomaco prendono il volo e non c’è alcuna frontiera che possa bloccarle. Osservo quella che credo essere me, il riflesso di quei modelli, quelle idee così lontane dalla MIA natura, inculcate a suon di repressione, punizioni, giudizi, narrazioni ideologiche che non tengono conto di bisogni ed emozioni personali. E mi apro con gioia estatica al futuro. Il futuro è già qui, fuori e dentro le nostre stupide menti ovattate dal capitalismo, ci sorride, bello come il sole, anche se noi continuiamo a “resistere”, per mancanza di fiducia, vecchi retaggi, paura di perdere il proprio stupido rango, piuttosto che godere della vita, diffondere felicità. La felicità, quella vera, non quella edulcolorata, fa paura, siamo troppo dipendenti dalle narrazioni di sofferenza, perché la sofferenza, così incompresa, inculcata, ipernarrata, ipermostrata, come fosse uno stigma dei nostri tempi, è un modo in cui stupidamente, umanamente, ci illudiamo di poter controllare l’altro, o noi stessi, o preferiamo essere succubi e dipendenti piuttosto che assumerci le nostre responsabilità, divenire concretamente interdipendenti. Amare la vita in ogni sua parte, quindi anche capire la sofferenza, non significa che non possiamo mettere in crisi tutti i rapporti di forza, i meccanismi che ci fanno inutilmente soffrire. Non so in verità che sto scrivendo esattamente, e perché stamattina in particolare ho questo flusso da condividere: è difficile per me tradurlo in parole, il mio sentire viene imbrigliato, addomesticato da un linguaggio che invece che aprire possibilità me le nega, allora perché in automatico ho scelto un linguaggio così prosaico e dualistico?! Sento nel profondo che i nostri corpi sono pronti a esplodere, improvvisare una danza rituale, reale, per liberarci, insieme, niente di particolarmente performativo, tutta roba semplice, ma non semplicistica. Nessun nemico, nessun amico, siamo tutti custodi del pianeta, pezzi di lava incandescente nell’oceano, orgasmi pronti a moltiplicarsi e perdersi nell’utero infinito dell’universo, e siamo anche l’Universo, che crea, continuamente. Forse il punto è ricordarcelo e vicenda e non cercare di bloccare il movimento..in ogni caso avverrà, è già in atto, non occorre il nostro consenso razionale ed esplicito..