Posted by on feb 1, 2019 in blog | 0 comments

sgombero

In questo periodo, grazie a un progetto artistico a cui stiamo lavorando, sto conoscendo un ragazzo di 27 anni originario del Gambia, Da anni vive in Italia bloccato dalla burocrazia, tra centri di accoglienza, rifugi improvvisati, sprar, etc. in cerca di lavoro con contratto (ha lavorato in un ristorante), in attesa del passaporto/visto o qualcosa del genere, per andare in Inghilterra, dove vive sua sorella, col marito e la figlia. Non ha amici italiani, o amiche, anche perché l’hanno deportato in varie città italiane da quando era giovanissimo e parla poco italiano, molto bene inglese. ora sta in uno sprar a Roma. l’abbiamo conosciuto per caso in un posto occupato che Salvini si è vantato di aver fatto sgomberare, buttando un mare di gente per strada, solo per farsi il bello davanti alle telecamere, non certo per risolvere il problema. Lo S.P.R.A.R. per i tagli e altre questioni..non organizza nessuna attività, a parte il corso di italiano, e i ragazzi non hanno nulla da fare, a meno che non si autorganizzano, in prossimità di questo centro c’è un grande carcere, dei motel, pochi bar, una scuola gestita da salesiani che sembra una prigione da fuori. è tutto molto alienante, non si capisce come questi ragazzi dovrebbero fare amicizia, creare comunità. anche tra di loro è difficile, non possono nemmeno cucinare e farsi la spesa, non possono avere una stufa in camera, non possono scegliere con chi abitare nella stessa stanza, separano gli amici. però non è un carcere, tutti ci tengono a precisare.. ma infatti è l’Italia il carcere. Forse l’intero pianeta si sta trasformando in un carcere. Possono uscire dallo sprar certo, ma non possono chiacchierare con una persona che viene da fuori dentro lo sprar, nemmeno in cortile, per tutto ci vuole un’autorizzazione, oggi l’hanno rimproverato per averci dato appuntamento dentro e così siamo usciti. può uscire, in Italia..però se vuole andare un fine settimana a trovare sua sorella in UK, anche se avesse i soldi, non potrebbe andare.. solo perché viene dall’Africa ed è mediamente povero (lo è diventato, perché gli hanno hackerato il conto, ma viene da una famiglia non povera, suo padre fa anche viaggi internazionali per lavoro). E quindi, se vuole andare in Inghilterra è condannato a restare in Italia per ancora non si sa quanto tempo, a imparare l’Italiano, a trovare lavoro in Italia, e a non essere con gli stessi diritti degli italiani. Niente di nuovo, ma è bene ricordarselo. Un mio amico italiano che vive in Inghilterra l’altro giorno mi ha detto che nonostante tutto, questo è il momento della storia dell’umanità occidentale di maggiore libertà, forse è vero, per le donne di un certo rango sicuramente, ma a me sembra ovvio che questa libertà non è per tutt* ed è solo apparente, siamo tutti schiavi del capitalismo e continuiamo a creare schiavitù. quando ci svegliamo? P.s. per creare comunità e favorire l’inclusione basta cucinare insieme, giocare, fare quattro chiacchiere, andare insieme a un concerto, a una mostra, fare tandem linguistici e cercare di approfondire le relazioni, non basta scambiarsi un numero, chattare su what’s up, i corpi sono fondamentali, gli spazi da aprire e condividere. Sì, abbiamo culture diverse e quindi? Di cosa abbiamo veramente paura? Possiamo provare intanto a conoscerci, visto che condividiamo lo stesso pezzo di pianeta, ci incontriamo ogni giorno e ci ostiniamo a ignorarci o mantenere rapporti gerarchici? Non significa chissà quale sacrificio o opera di beneficenza, si tratta solo di fare amicizia, o almeno essere meno indifferenti, o diffidenti, guardarci negli occhi, imparare ad ascoltare. il dramma forse è che non ci prendiamo il tempo di farlo nemmeno con noi stessi, figuriamoci con un ALTRO, più povero, magari musulmano e nero.